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Alcione

La legenda in ogni donna

Una mattina Alcione, durante una passeggiata nel bosco, dopo essersi tuffata nelle acque limpide di un lago, si era distesa sull’erba soffice per asciugarsi al sole. Con la sua bellezza, l’armonia del suo corpo, la sua grazia attirò numerosi abitatori del bosco che, scambiandola per Diana,dea della caccia, le offrirono fiori e frutti, cantarono cori di lodi e improvvisarono danze.

Alcione fu presa da una tale vanità che accettò gli elogi senza rivelare chi fosse veramente e senza chiarire mai l’equivoco. Ciò scatenò l’ira di Diana che distrusse tutti i campi del regno con una furiosa grandinata e moltiplicando cinghiali feroci. Tali sciagure si ripetevano ogni anno talché Ceice, sposo di Alcione, intraprese un pericoloso viaggio nel mare in tempesta per chiedere l’intervento del dio Apollo. Quella notte la tempesta che stava per abbattersi sul mare le impediva di addormentarsi e, quando alfine vi riuscì, fu ancor peggio. Fu allora che un messaggero alato, Morfeo, apparve in sonno ad Alcione e le annunziò la morte del marito avvenuta tra le onde durante la traversata.

Alcione si svegliò, corse al mare, salì sullo scoglio più alto per scrutare lontano e vide che le onde le restituivano il cadavere dello sposo diletto. Presa dalla disperazione si gettò in mare per raggiungerlo. Fu allora che Giove, stanco delle vendette di Diana, si mosse a pietà e, proprio mentre Alcione si lanciava nel vuoto, le donò due ali che le permisero di librarsi dolcemente nell’aria. Come per incanto spuntarono due ali anche sul corpo galleggiante di Ceice, che fu visto sollevarsi dalle acque e andare incontro alla sua sposa.

Così nacquero nel mondo gli alcioni, che ebbero il privilegio di fare il nido sulle stesse onde del mare. Ogni qualvolta essi depongono le uova sulla superficie marina, nessuna tempesta osa turbare o agitare le acque. Gli alcioni sono perciò simbolo della tranquillità degli oceani.

 

Soffre nei venti contrari la mia testa
Ma tu puoi placar  tempesta,
Alcione.
La vanità mise a rischio il nostro amore
fecondò ire ed alimentò dolore.
Finchè pentita ti gettasti dal più alto scoglio lontano
Commuovendo gli dei che dieder ali da gabbiano.
E poiché per questo fummo trasformarti in tordi
A tale vanità siamo ora immuni e sordi,
nemmeno orgoglio o superbia resta
che osi turbare il mar con tempesta.
Tramonteranno le Pleiadi in un nuovo solstizio
Nell’oceano tranquillo il nostro nuovo inizio.
Lo queves
©2012
 

Immagine: Herbert James Draper – Halcyone (1915)

 

 

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