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Daily – Imprevisti (II parte)

;Non so se valga la pena ripensarci, farei meglio a dimenticare questa brutta sensazione, ma sarà che sono sola, sarà che ho avuto un po’ (tanta) paura, ma non riesco proprio a smettere di pensarci. A nulla è valso distrarmi scrivendo della giornata e della Ducati, il mio pensiero torna sempre a cosa è successo quando sono uscita da lavoro.

Quasi le dieci di sera. Salgo in macchina, metto in moto e accendo le luci. Una ventina di metri dietro di me, un’altra macchina accende i fari, la vedo dallo specchietto retrovisore mentre mi sto immettendo nella strada. L’altra macchina fa lo stesso. Niente di strano, a parte che per un’appassionata di film come me, questa scena sa tanto da appostamento per non essere notata.

Giro a destra, ancora a destra, rotonda, due incroci, la statale… insomma, non posso non farci caso: la macchina è sempre dietro di me, a una certa distanza, ma sempre dietro di me. Possibile fare davvero lo stesso tragitto?

Sale la tensione. Ok, calma, mi dico, ora girerò per la strada di casa e lei proseguirà dritto… mi farò una bella risata!

Come no! Gira anche lei. Sono in anisa. Che fare?

Vedo già il cancello di casa, è chiuso, ancora non mi hanno dato il telecomando. Lo dovrò aprire manualmente, con la chiave, il che significa scendere dall’auto e… dannazione! Il cuore mi batte a mille, svolto e mi fermo davanti al cancello, l’auto dietro di me rallenta, la guardo proseguire di qualche metro… e poi fermarsi. Panico!

Sono già con le chiusure automatiche inserite, ma se voglio uscire da questa situazione devo anche scendere!

Poi, provvidenzialmente il cancello automatico si apre. Non ci penso oltre: ingrano la prima ed entro, senza dare tempo a chi ha aperto di uscire. Strano, nessuno sta uscendo o arrivando. Ma poco m’importa. Guardo il cancello chiudersi e l’altra auto ripartire.

Mi viene da fargli un gestaccio sicuramente poco femminile. Ma mi limito a un mega sospiro di sollievo.

Ringrazio mentalmente non so bene chi e scendo dalla macchina. Salgo di corsa a casa, mi chiudo dentro e bevo due bicchieri d’acqua. Ma il cuore batte ancora forte.

Non posso chiamare i miei, sono troppo agitata e capirebbero. Cerco di tranquillizzarmi e telefono a mio fratello, ovviamente non gli racconto niente, ma la sua voce già mi rassicura, lo lascio parlare, lui non ci fa neanche caso e a me va bene così.

Domani passerò dall’amministratore a farmi dare il telecomando.

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