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Diario: 10 luglio

Come sempre.
Ti sei riaffacciato dopo tanto tempo.
Come sempre ti avvicini silenzioso, prima nei miei pensieri, poi, improvvisamente, con la tua persona. O la tua voce.
Comica, come sempre, la situazione.
Dovevo contattarti.
Per forza. Per lavoro.
Compongo il numero. Troppi squilli.
Sospirando, quasi liberandomi di un peso, stavo per riagganciare.
E tu rispondi. All’ultimo squillo.
“Pronto!”.
“Ciao… So… Sono Anna Laura…”.
“Ciao…! Ma… ti sento affaticata….”.
No. Non è affaticamento, tesoro.
E’ che proprio mi manca il fiato.
Accidenti a te che rispondi!
“No… E’ che… sono vecchia. Bastano un po’ di scale….”.
Battutaccia nel goffo tentativo di strapparti un sorriso…
Arrivo al punto, perché sento che non sei solo, hai da fare. Ma la questione è importante e la devo risolvere velocemente.
Come sempre, sei gentile e mi prometti di richiamarmi al più presto.
Non passano neanche 5 minuti.
Risolviamo. Ma sono nervosa.
Non volevo sentirti.
Non volevo sentire la tua voce.
Ma tu mi parli, di te, della tua famiglia, del lavoro.
Ti confidi. Mi confidi.
Fanculo!
Mi rituffo nel lavoro. Spasmoticamente.
Esco alle 7, stravolta dalla fatica e dal caldo.
Mi sveglio la mattina successiva avvolta da un languore e da una tenerezza incomprensibili.
Un alone mi circonda.
Affronto la giornata con il preciso obiettivo di allontanarti dai miei pensieri.
Obiettivo subito infranto dalla notizia che eri qui, in sede.
Ed il collega che mi dà la notizia, del tutto ignaro della mia croce, mi guarda in un modo come per rassicurarmi, come se in realtà fosse al corrente di tutto, come se mi avesse fatto una TAC integrale dei pensieri e dei sentimenti.
Anche lui sa? Oddio. Si vede così…tanto?
Passa qualche ora ed il mio capo mi trattiene.
Arriva una telefonata ad interromperci.
“Ah. Ciao W.!”.
Volevo piangere.
Io che tento di scappare e tu che mi raggiungi ovunque io vada.

Ora, a bocce ferme, ragionando più freddamente che posso (cioè molto poco), come posso realisticamente liberarmi di te?
Idiota.
Sono un’idiota.
Cascarci così, senza pudore. Senza dignità.

Laltrame

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