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Diario: 11 aprile 2013

Sono sull’autobus, affollato e soffocante come al solito. Finalmente chiudo una giornata asettica, insipida, noiosa. Sono stata… fuori dalle parti, assente, lontana. Troppi veleni in circolo, troppe lobbies che mi infastidiscono e troppa poca attenzione al lavoro che invece deve continuare. Respiro già il giorno di riposo che mi aspetta l’indomani e tra me riassumo le varie attività a cui potrò dedicarmi in santa pace… Poi si crea un varco intorno e posso cambiare posizione e respirare un po’… Mi giro e… ti vedo. Guardi dalla mia parte ma ancora non mi hai visto. Allora, mi tolgo gli occhiali e cerco di attirare l’attenzione. Ecco, mi saluti. E’ un tutt’uno: sento il calore salire e il mio viso arrossire. Infilo gli occhiali e guardo in terra. Per fortuna si mettono tra noi persone che si preparano a scendere e non puoi vedermi. Io… vorrei piangere. Irrompi ancora una volta dentro e scateni l’inferno. Mi tremano le mani, ho i piedi ghiacciati. Avere freddo a Roma su un autobus che rasenta i 25 gradi…. Mentre scendo volto lo sguardo per un veloce saluto e mi appresto per raggiungere più in fretta che posso la stazione. Voglio scomparire, perchè so che forse mi stai guardando, figura tra le altre mille che mi circondano. E io, il tuo sguardo me lo sento sulla pelle. Non mi capacito per queste lacrime che vorrebbero uscire: ancora qui, ancora tu…dentro.
Prendo il cellulare: c’è un messaggio. E’ per me. “Non ero solo. Con me c’era Giulia: ha dovuto togliere due dentini. Ora andiamo a prendere un gelato insieme.”. Le lacrime scendono. Era ora.
Laltrame

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