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Diario – 3 luglio 2014

“Nulla è a caso. Ogni incontro è un destino.”.
Ci credo. Ci ho sempre creduto.
E stamattina, tra noi amiche, ormai sorelle, era tra i nostri discorsi.
E poi, mentre aspetto stancamente il mio autobus, seduta su una panchina, lo sguardo abbassato, qualcuno bussa sulla mia spalla.
E’ lui.
Una maglietta bianca abbagliante.
“Ci mancavi solo tu, oggi.”
Mi invita a continuare a piedi fino al lavoro con lui, ma oggi no. Oggi non me la sento.
Allora mi chiede se mi può chiamare perché vuole parlarmi.
Certo che sì. Sono qui.
Dopo pochi minuti eccolo al telefono. Un fiume di racconti. Come se non avessimo mai interrotto le nostre confidenze.
Come se non fosse mai passato un anno quasi.
Mi parla della sua preoccupazione di padre. Lo tranquillizzo. E’ passata, ormai. Tutto è a posto.
Stai attento però. Tieni sotto controllo la situazione. Non abbassare la guardia, papà.
E poi il lavoro.
“Ma mi puoi aiutare a capire?”.
Certo che ti aiuto. E’ il mio lavoro.
Ora ti invio quello che serve a capire, poi ne parliamo quando vuoi.
“A pranzo ti va?”.
A pranzo mi va.

Oggi. Che il colore dei miei occhi è spento.
Oggi. Che non ho luce.
E’ destino. E niente è a caso.

Laltrame

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