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Diario: aprile 2011, pioggia e freddo…

aprile 2011, pioggia e freddo, dopo un preludio tiepido di primavera ricompare la coda di un testardo inverno

Mi hai regalato qualche ora del tuo tempo.
In un’oasi di Roma, lontano da presenze indiscrete, abbiamo parlato per circa un’ora sforzandoci di fare leva sul nostro senso del dovere e tornare quindi al lavoro.
Io emozionata. Tu tranquillissimo.
Chiacchiere con un’amica.
Non una donna da guardare. Solo un vetro dove sbirciare oltre, o uno specchio su cui riflettersi.
E va bene così.
Il problema è mio. Da ben due anni ormai….
Sono tornata…. stordita.
Dal luogo, dall’atmosfera, da te.
Ti avrei ascoltato per ore.
Mi piaceva il fatto che eri a tuo agio, che mi raccontassi cose di te.
Una conquista sudata….

Tra pochi giorni partirai.
Come sempre. Come al solito.
Lontanissimo.

Vorrei, in questo lunghissimo tempo che mi separerà da te,
riuscire in un’impresa che mai mi è riuscita fino ad ora.
Allontanarti per sempre.
Ma quando,
Dalla mia casa,
Al tramonto,
Osservo il sole dorato che gioca con l’orizzonte del mare,
e i colori si confondono,
si fondono,
in altri colori di bellezza orientale,
come in una Istanbul sul suo Bosforo,
ed è tutta un’esplosione
di arancio
e di giallo,
di blu e di violetto,
di rosa e di rosso,
di gioia
e di passione,
io ti penso.
Un ago interiore allora
Buca
Qualche parte del mio petto.
Un dolore sottile e insistente
Rimane dentro per un po’.
Faccio finta di niente
E volto lo sguardo altrove.

Laltrame

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