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Diario: Novembre

1.
Tocco l’isola
Di notte.
Nel silenzio
Assoluto.
Un tocco appena,
E poi
Scappo via.

2.
Stavolta avvisto l’isola
Dall’alto.
Come un uccello
La sorvolo,
la guardo,
in un giorno
illuminato dal sole.
Un accenno appena,
Per poi volare via.
Tu
Da lontano
Mi saluti.
Mi sorridi.
Ancora.

3.
Ci siamo
Incontrati sull’isola.
Le mani tese,
le dita che si sfiorano.
Un contatto appena
E poi….
La paura.
Io ho affondato
Un colpo.
Tu hai girato
Le spalle.
Ora ti guardo
E aspetto.
Aspetto che ti volti
verso me.
oppure ti allontani.

4.
Ora che tutto è tornato
al suo posto,
ora che tutto è normale,
rientrato nei canoni
della prevedibilità,
controllato
e
controllabile,
posso
finalmente
tornare sull’isola
senza essere vista,
segretamente,
tacitamente,
senza che tu
te ne accorga.
Non mi ami.
Ed è una fortuna.
Perché
Invece io
Sono impantanata
In questa
follia,
in questa
assurda
idea fissa
che porta
il tuo nome.
Mi odio
per questo.
Tacere,
tacermi.
Per molto
tempo
senza poterti dire
una parola.
Una
sofferenza.

Laltrame

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