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Like the Moon – Cap. 2

(La Faccia Nascosta della Luna)

Il prezzo della curiosità

Foto di Sabato Siani

La ragazza fu incuriosita da una serie di strani passaggi.

Seduta sullo sgabello del guardaroba, nel ristorante dove lavorava da qualche mese, vide entrare una signora molto elegante e rimase a lungo a osservarla; di rado venivano al ristorante persone così distinte. Vide la donna sedersi a un tavolo in disparte, dove un uomo la stava aspettando; ciò che notò ancora più chiaramente, fu un dettaglio singolare: sotto al tovagliolo che lei gli porgeva, c’era una busta bianca. Poco dopo, notò la signora alzarsi e andare via. L’uomo invece rimase lì per un po’ e si alzò solo dopo aver terminato il suo caffè.

La ragazza pensò se ne stesse andando, invece, il cliente si avvicinò al banco del guardaroba e le diede la tesserina con il numero corrispondente al proprio impermeabile. Mentre lei si allontanava per prenderlo, riflesso nello specchio, vide l’uomo guardarsi furtivamente intorno e infilare la busta nella tasca di un lungo cappotto nero. Mascherando l’eccitazione della scoperta – non era quindi quell’uomo il destinatario della misteriosa missiva -, la ragazza ritornò da lui con l’impermeabile in mano; poi lo seguì con lo sguardo mentre abbandonava il ristorante.

A questo punto, per la giovane la tentazione fu davvero troppa. Si guardò intorno e, certa di non essere osservata, prese la busta dalla tasca del cappotto nero. Non era sigillata e con facilità ne tirò fuori il contenuto: si ritrovò tra le mani dei fogli e una foto. La ragazza li esaminò velocemente e, se tanto bastò per farla impallidire, quando li osservò con più attenzione quasi le parve di svenire.

In quel momento vicino al guardaroba passò una delle cameriere.

– Lily!

La ragazza saltò per lo spavento, reprimendo a stento un grido, poi, vedendo la collega, si tranquillizzò.

– Ah, Lorie… Cosa c’è? – domandò, nascondendo i fogli tra le pieghe della divisa da lavoro.

– Stai male? Hai una faccia che fa paura!

– Già, un piccolo malessere. Ma ora mi passerà.

– Se vuoi un momento per andare in bagno, ti sostituisco io.

Lily si alzò e, tenendo i fogli sempre ben nascosti, entrò nella toilette. Si guardò allo specchio: aveva veramente una faccia da fare spavento. Lentamente riprese i fogli fra le mani. In che guaio mi sono cacciata? Con un profondo respiro li ripiegò dentro la busta. Sta calma, si impose, ritorna al tuo posto, rimetti la busta nella tasca del cappotto, e vedrai che nessuno si accorgerà di niente.

Senza riuscire a trattenere il tremito alle mani, ritornò nella sala e guardò fiduciosa nella direzione del cappotto. Ciò che vide la fece fermare di colpo. Senza riuscire più a muovere un passo in avanti, constatò inorridita che, dove fino a pochi minuti prima c’era il cappotto, ora invece c’era solo uno spazio vuoto.

– Dove è andato a finire? – esclamò con un filo di voce.

Lorie le andò incontro. – Cosa?

La ragazza indicò con un dito il posto vuoto. – Il cappotto nero Yannis che era lì.

– Il proprietario lo è venuto a riprendere. Ma, Lily, si può sapere che ti succede?

– Niente!

– Come niente? Per poco mi svieni davanti e dici niente! Prendi le tue cose e torna a casa, glielo dico io al capo che ti senti male.

Come un automa, Lily  si infilò il soprabito, prese la borsa e l’ombrello e uscì dal locale.

Il resto accadde tutto velocemente, senza che lei riuscisse più a pensare con lucidità. Aveva la sensazione che la sua vita fosse stata catapultata in un incubo da cui non riusciva più a svegliarsi.

Si fermò in un negozio lungo la strada e fece una fotocopia del contenuto della busta. Subito dopo salì a casa, si cambiò rapidamente d’abito, togliendosi la divisa del ristorante, mise in fretta dei vestiti in una piccola valigia e dal doppio fondo di un cassetto prese tutti i soldi che aveva. Li contò: sarebbero bastati per non più di settimana. In quel momento, però, non aveva tempo di pensare a come avrebbe fatto quando fossero finiti.

Era già sulla porta quando il telefono squillò. Esitò un attimo, poi andò a rispondere.

– Pronto? – Silenzio. – Pronto? – Ancora silenzio.

Lily stava quasi per riattaccare quando udì una voce dall’altra parte del filo. Le sembrò che provenisse dall’altro capo del mondo, ma al tempo stesso ebbe la sensazione che quella voce le perforasse le orecchie e che, dopo averle attraversato il corpo, la colpisse dritto allo stomaco, con la violenza di un pugno.

– Ci ho messo poco a trovarti – esordì l’uomo. – Allora: vieni tu a restituirmi quello che mi hai rubato o vengo io a riprendermelo?

– Chi è? – domandò lei con un filo di voce.

– Non importa chi sono, anche se dovresti saperlo.

La gola di Lily era troppo secca per poter rispondere e dalle sue labbra uscì solo un lamento.

– Non mi hai risposto – riprese la voce freddamente. – Vengo io o vieni tu?

– Vengo io.

– Così andiamo d’accordo. Non cercare di chiamare aiuto, non servirebbe a nulla, anzi… Ti sono vicino, così tanto vicino da arrivare da te in pochi attimi. – La ragazza fu scossa da un tremito di panico. – Ma se farai come ti dico, non ti succederà niente.

Lily rimase ad ascoltare e la voce le spiegò dove voleva che andasse, mentre le lacrime cominciavano a scivolarle sul viso.

– Lascia la busta sopra il bidone rosso e poi corri via.

La comunicazione venne interrotta e Lily rimase immobile per un lungo momento. Alla fine, scuotendosi, prese una penna e scrisse poche righe dietro una delle fotocopie. Chiuse tutto in una busta, su cui scrisse Per Wendy; e poi uscì di casa. Mentre scendeva le scale, si fermò al piano sottostante al suo. Lì abitava la sua amica, la sua unica amica. Con qualche difficoltà riuscì a far sparire la busta sotto la porta e poi andò via; dove la voce le aveva detto di andare.

 

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